Ieri sera, come mia consuetudine, leggevo il Corriere di Saluzzo da mia nonna, che è un’abbonata fedelissima. Così fedele che ogni volta che dobbiamo imballare qualcosa passiamo da lei e prendiamo i corrieri di 10 anni fa, così fedele che gli unici viaggi che ha fatto in vita sua sono quelli organizzati dal Corriere.
Tra le tante notizie locali mi ha colpito un trafiletto che riportava le retribuzioni dei medici della ASL cuneese, in particolare quella di Saluzzo. Il vulcanico ministro Brunetta, che tra l’altro è l’unico che stimo dell’attuale governo, ha deciso di rendere pubblici questi dati sui vari siti delle ASL locali. Il fatto sconcertante è che la retribuzione media per questi medici si aggira sui 100.000€ lordi annui. CENTOMILA EURO. Voi quanto ci mettete a guadagnarli?
A questo indirizzo potete verificare con i vostri stessi occhi.
Il fatto che un medico guadagni così tanto non mi sconvolge comunque tanto. Forse è anche giusto, fanno un lavoro di grande responsabilità. Quello che non reputo corretto è che questi signori abbiano tutti il loro studio privato, dove per fare una visita che in ospedale si aspetta 6 mesi bastano due giorni. Basta pagare.
Quello che mi chiedo è come fanno. Come fanno ad avere tempo da dedicare al proprio sutudio se già hanno un lavoro all’ospedale. Io ho il mio lavoro, e quando torno a casa non ho tempo di farne un altro. E vi assicuro che, nonostante sia laureato al pari loro, guadagno molto meno. Mi chiedo quante ore lavorano all’ospedale per guadagnare 100.000€. La seconda domanda che mi pongo è se non vi sia un qual certo conflitto di interessi. Non vi è mai successo che un medico all’ospedale vi proponga di curarvi presso il suo studio per accellerare i tempi, o addirittura per avere maggiori garanzie di una buona riuscita dell’intervento?
È un comportamento etico, secondo voi?
Secondo me no. La mia opinione è che se un medico guadagna più di 100.000€ all’anno di soldi pubblici ne ha abbastanza, e quindi non dovrebbe essergli possibile, per legge, avere uno studio privato.



